Più del 60% degli italiani non si sente a proprio agio con l’inglese
Share
È un dato che si sente spesso ed è soprattutto una tendenza che si osserva in ogni ambito.
Parliamo innanzitutto di persone che hanno studiato inglese per anni e che magari lo comprendono abbastanza, ma che quando devono usarlo si bloccano.
A quel punto la domanda arriva quasi automatica: di chi è la responsabilità? Della scuola, del metodo, degli insegnanti? In parte sì.
Ma fermarsi qui rischia di essere una semplificazione. Perché il problema non riguarda solo il modo in cui viene studiato l’inglese, ma il ruolo che questa lingua ha (o non ha) nella vita quotidiana. Per la maggior parte delle persone, l’inglese resta qualcosa di esterno: lo si studia, lo si ripassa, talvolta si prova a migliorarlo, ma difficilmente diventa uno strumento reale, qualcosa che si usa davvero.
E questa distanza fa tutta la differenza.
Perché una lingua non è solo una materia da studiare e non è solamente un insieme di regole da padroneggiare.
È qualcosa che entra a far parte del quotidiano. Oppure ne resta fuori.
Ed è qui che entra in gioco un aspetto fondamentale, soprattutto per chi è genitore: il modo in cui tu vivi l’inglese diventa inevitabilmente anche il modo in cui lo vivranno i tuoi figli.
Se per te è qualcosa di distante, difficile o puramente teorico, sarà percepito così anche da loro.
Se invece inizia a far parte della quotidianità, anche in modo semplice, la prospettiva cambia completamente. Non serve che sia perfetto. Serve che sia presente.
Eppure la maggior parte dei genitori si ferma proprio qui…
“Non sono abbastanza bravo.”
“Non mi sento sicuro.”
“Ho paura di sbagliare.”
Questi pensieri purtroppo portano a rimandare e ad aspettare di sentirsi più pronti.
Il problema è che se rimaniamo ancorati a questa mentalità, quel momento spesso non arriva.
E, nel frattempo, l’inglese resta fuori: dalla tua vita e, di riflesso, anche da quella dei tuoi figli.
La verità è che i bambini non imparano dalla perfezione. Imparano da ciò che sentono ogni giorno: dall’esposizione, dalla ripetizione e dal contesto.
Non hanno bisogno di un genitore che sa bene l’inglese, ma di un genitore che lo usa. Anche in modo molto semplice. Anche con qualche imperfezione.
È proprio su questo principio che si basa tutto il percorso: non sono le ore di studio a fare la differenza, ma la presenza costante della lingua nella vita quotidiana.