Perché l’esposizione non basta (se manca questo elemento)
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Molti genitori hanno la sensazione di fare tutto nel modo giusto: canzoni in inglese, libri, qualche parola nella quotidianità. L’inglese c’è.
Eppure, dopo un po’, arriva sempre lo stesso dubbio: sta davvero funzionando?
Il bambino ascolta ma non parla, sembra disinteressato, a volte rifiuta.
È una situazione comune, che spesso porta a pensare di dover fare di più: più tempo, più attività, più esposizione.
In realtà, il punto non è quanto inglese entra nella vita di un bambino, ma come lo incontra.
Sappiamo che l’esposizione è fondamentale, ma non tutta l’esposizione è uguale. Due bambini possono ricevere lo stesso input e ottenere risultati completamente diversi. La differenza non è nel materiale, ma nello stato emotivo con cui vivono quell’esperienza.
Il linguista Stephen Krashen ha descritto questo meccanismo con il concetto di filtro affettivo: una sorta di barriera invisibile tra la lingua e il cervello. Quando il bambino si sente sereno, coinvolto e al sicuro, il filtro si abbassa e la lingua passa davvero. Quando invece entrano in gioco pressione, tensione o frustrazione, il filtro si alza e anche una buona esposizione rischia di non trasformarsi in apprendimento.
Questo spiega molte situazioni quotidiane: il bambino che si blocca, che dice “non voglio”, che sembra capire tutto ma non parla. Non è mancanza di capacità, né necessariamente di esposizione. È semplicemente un segnale: il filtro si è alzato.
E non riguarda solo i bambini. Riguarda anche te. Quando pensi “non sono abbastanza bravo” o “sbaglierò”, entri in uno stato di tensione che cambia il modo in cui usi l’inglese: lo eviti, lo rendi rigido, o smetti del tutto. E questo, inevitabilmente, si riflette anche su tuo figlio.
Ecco perché “fare di più” non è sempre la soluzione.
Se il filtro è alto, anche tanto input diventa poco efficace. Al contrario, quando si abbassa, anche pochi momenti, ma vissuti nel modo giusto, possono avere un impatto enorme.
Non servono tecniche complicate.
Serve un ambiente sereno, senza pressione, in cui si può ascoltare senza dover rispondere subito.Servono momenti di gioco, non di prestazione. Infine serve un adulto che usa l’inglese con naturalezza e che è cosciente del fatto che la capacità di esprimersi arriva sempre dopo due fasi fondamentali: l'esposizione e l'interiorizzazione.
Senza fretta.